5. Il territorio delle Calloneghe

Origini del territorio

Era il 1030 quando il vescovo Ermanno concesse la vasta area sulla destra orografica del torrente Cordevole al Capitolo dei Canonici di Belluno perché la dissodassero.
Si trattava degli insediamenti alle pendici delle Premezze di S. Anselmo, ora monte Bramezza, così chiamato proprio in nome delle primizie che i coloni erano tenuti a conferire.
I Canonici in questo caso affidarono ad alcune famiglie l’opera di bonifica delle terre, le quali fondarono le prime colonie dalle quali si svilupparono i villaggi.
Le Calloneghe per l’appunto era il nome che identificava una serie di villaggi soggetti ai Canonici di Belluno: Riete, Peron, Costa, Saviner, Bramezza, Caracoi, Sdernade, Pezzè e Sorarù.
Il tutto avvenne sulla scorta di quell’incremento demografico e sviluppo sociale che nei secoli XI e XII portarono alla fondazione di numerosi insediamenti nelle vallate alpine mediante il disboscamento e il dissodamento di interi territori.
I coloni erano uomini liberi, non soggetti ad un signore come i villani, anche se dovevano prestare opere di mantenimento delle terre come ratione tenementorum cioè collegate all’uso stesso che loro ne facevano.
Questi ultimi pagavano un tributo commisurato al terreno ricevuto in affitto, che poteva a discrezione dei canonici essergli tolto a fine contratto.
Questi contratti di locazione un tempo stipulati sulla fede, a partire dal XIII secolo vennero regolati presso notaio, e ancora oggi possiamo visionare questi atti e trovarvi il formarsi delle prime proprietà private nell’area.
Questa comunità era di fatto un’anomalia nel panorama territoriale e giuridico agordino.
Questo era vero a tal punto che, come scrive il Piloni, nella chiamata del 1320 alle armi in cui il Consiglio di Belluno reclutava uomini abili al servizio di Vecellione conte di Ceneda e Capitano di Feltre e Belluno; gli abitanti delle “Calloneghe di Premezze” si opposero con una dichiarazione di libertà da ogni vincolo alcuno.
La causa fu poi vinta dagli abitanti a seguito della discussione avvenuta il 6 agosto dello stesso anno.

Sdernade

Il villaggio di Sdernade, oggi S. Maria delle Grazie, a fine ‘800

Una forma di protezione ai coloni doveva essere stata fornita dalla vicina Rocca di Pietore se come sappiamo essi nel 1392 mandarono un proprio nunzio presso il vescovo di Pavia a supplicare perché venissero esentati dal pagamento di un tributo in natura alla Rocca dato che era stata distrutta l’anno precedente.
Ma questi diritti passarono a Belluno per volontà del Capitano della città in nome della protezione fornita e consistevano in sedici formaggi, sedici galli, sedici calvie di frumento e diciassette di segala.
La protezione del Capitano di Belluno divenne da subito preponderante se già il 9 marzo di quell’anno, il 1567, gli abitanti vi si appellavano contro l’escomio (disdetta di locazione) dato loro dai Canonici.
Questa decisione da parte dei religiosi dev’essere stata legata agli introiti relativamente ridotti ricavati da tali terre e dalla volontà quindi di metterle all’incanto.
Fu poi il dichiararsi feudatari della città di Belluno in nome dell’antico tributo difensivo l’estremo tentativo degli ormai ex coloni di affrancarsi dal legame con i Canonici.
La questione si risolse il primo febbraio del 1568 quando, per volere dei due Consoli che erano stati eletti dal Consiglio di Belluno per esaminare la controversia, venne fatto rispettare il principio della regalia a favore dei Canonici autorizzati ad operare la conversione del latifondo.
Il probabile pagamento di un tributo da parte degli abitanti ai Canonici consentì loro di riscattare la proprietà delle terre, con il beneplacito della Reggenza di Belluno in nome del sovrano.
Con questo atto però le Calloneghe perdettero la loro indipendenza trovandosi la regola riconosciuta ed integrata al Capitanato di Agordo, Comun di Soprachiusa, sotto la Reggenza di Belluno.
E dal 1604 la comunità comincia a comparire nei registri degli estimi e corresponsioni del territorio agordino, partecipandone a tutti gli effetti alla vita insieme alle altre Regole.

Lago fine '800

Fine ‘800 il lago arrivava ben oltre le Calloneghe

La nascita della nuova parrocchia

La formazione del lago aveva creato una distanza fisica presa ad estrema motivazioni dagli abitanti di Sdernade per separarsi dalla parrocchia di S. Biagio.
Il pretesto sul quale le Calloneghe fecero presa per affrancarsi a parrocchia indipendente da Alleghe fu l’impossibilità da parte del parroco Don Nicolai di recarsi a conferire l’olio santo ad un certo Giovanni di Lazaro de Biasio, ormai settantenne.
L’accusa di negato concorso di assistenza di moribondo colpì il curato che in quel 20 gennaio 1771 era impegnato dalla visita del reggente di Belluno, accorso in sopralluogo sui luoghi della tragedia.
L’episodio ci viene descritto dalla testimonianza di un villico presso l’Avogaria di Comun di Venezia dove la disputa era finita:
“Alcuni giorni dopo che era succeduta la disgrazia della caduta della montagna di Spiz, mi occorse di andare […] alla villa stessa d’Alleghe dove sta il Reverendo Curato Don Antonio Nicolai ed avendo la strada incominciato verso quel paese m’incontrai al ponte delle Calloneghe dal Suddetto Giacomo De Biasio il quale […] mi pregò che in tale occasione avvicinassi il Curato Antonio Nicolai, onde si trasferisse a casa sua a confessar suo padre, e prestargli l’occorrenze spirituali assistenze, mentre era a poco risentito nella salute e di male.
Io però giugno in Alleghe andai tosto alla Canonica del Curato suddetto ed’avisato come mi aveva raccomandato il suddetto Giacomo; ma mi fu dal Curato risposto che per aver in Canonica l’Eccellentissimo Reggente di Belluno venuto a cagione di Detta caduta della Montagna, non poteva andar ad assistere il Detto infermo; e che mandino a chiamare il Reverendo Di Giacometto Nicolai abitante di Caprile, che sarebbe lui andato a supplir alle sua veci, et assister spiritualmente l’ammalato”.
Il figlio dell’infermo mandò quindi a chiamare Don Giacomo il quale rispose che avrebbe inviato il nipote Don Giacometto ed a tal proposito è chiarificante l’accusa di Giacomo De Biasio:
“Mio padre morì senza alcuna spirituale assistenza, e senza sacramenti tra le ore 21 e 22 dello stesso giorno,perché il giovane Don Giacometto avvisato alla Rocca dove era, non venne sennonché tardi quasi alle ore ventiquattro dopo che già era spirato”.
Solo in seguito ad una complessa disputa il 15 dicembre 1774 le due regole giunsero ad un accordo in merito alla divisione della parrocchia originaria ed alla nascita quindi della nuova parrocchia.