3. La diga naturale e la viabilità

La diga naturale

Dell’apertura di un canale nella diga naturale formata dalla frana( il giorno 11 gennaio 1771), al fine di recuperare le campagne allagate si comincia a parlare sin dai primi giorni dopo la tragedia.
Sappiamo che il lago alla fine del mese di gennaio era già alto oltre i 30 metri, e che il Podestà di Belluno fosse preoccupato che il prossimo disgelo con il conseguente aumento della portata il torrente Cordevole andasse ad erodere il piede della frana, causando infine inondazioni a valle:
“E’ pur da temersi, che disciolte le nevi, et i ghiacci presenti per la forza dell’acque penetri, nelle frapposte rovine, e superati gli ostacoli ne derivi una repentina irruzione, la quale evidentemente desolerebbe la numerosa villa di Cencenighe, le campagne di S. Cipriano, Agordo stesso con altri luoghi inferiori di quell’esteso Canale”.
Il podestà sostiene quindi la necessità di procedere al taglio di un canale al fine di preservare dall’inondazione le ville di Costa, Sopracordevole, Sommariva e Torre; e stimava la spesa in 5000 ducati e “due miara di polvere”(854 Kg).
Egli vedeva nel personale e nel figlio del Sopraintendente delle miniere della Val Imperina mani e mente utili alla realizzazione del progetto.
Alla sua relazione al Senato Veneto Balbi allega infine la relazione tecnica redatta dall’ing. Doglioni al suo seguito nel sopralluogo del 21 gennaio.

Cascate Masarè

Cascate di Masarè all’inizio del ‘900 (foto Avi, raccolta E. Pollazzon)

Nella sua relazione l’ing. Doglioni descrive la frana e le dimensioni del macereto: lungo 1200 passi e alto 70 e più. Annota poi come le acque siano prossime ad allagare le ville di Sommariva e Costa, e che il ritmo di crescita pari a un passo al giorno era, al momento in cui il livello del lago raggiungeva metà dell’altezza del macereto, di circa due piedi al giorno essendo accresciuta la superficie dell’invaso.
“Il pensiero di ridare le cose al stato di prima sarebbe uno dei più difficili e dispendiosi da eseguirsi […]. Non sarebbe però cosa molto difficile, e di poco vantaggio il difendere i terreni, che sono esposti all’allagazione […]. Un’apertura fra queste rovine di circa trecento passi in lunghezza e passi cinque circa in altezza porterebbe alla salvezza della villa d’Alleghe, e nel progresso di tempo che l’acqua instradata abbassasse il lago (lorché è ragionevole di credere) restituirebbe al stato di prima tutta la campagna d’Alleghe, la villa di Sommariva di Sopracordevole e Costa ed alcuni altri piccoli luoghi”.
Questo era il pensiero dell’ing. Doglioni: tutt’altro che infondata era la speranza di salvare parte delle terre, ma l’intervento avrebbe dovuto essere tempestivo. Infatti il taglio del canale sarebbe stato possibile soltanto finché il torrente Cordevole non avesse ritrovato un suo naturale sfogo nella frana, più tardi la presenza delle acque nel macereto avrebbe reso impossibile eseguire i lavori.
Lo stesso parroco vedendosi il peggiorare della situazione scrive al Podestà di Belluno.
“[…] come il Lago del Cordevole va notabilmente crescendo alla giornata, sicché ormai ha innondata la casa inferiore della villa di Sommariva con tutte le terre della sottoposta Campagna e si attende a momenti l’intera sommersione di tutte quelle case, e dei restanti terreni. E’ chiaro, che l’immersione si estenderà all’altre due ville Sopracordevole e Costa […].
Ma la relazione dell’ing. Doglioni non deve aver convinto la Serenissima, che invia l’ingegnere Comandante Colonnello Dixon, il quale giunto in sopralluogo il 22 febbraio trova una situazione già di molto cambiata: l’acqua è ormai prossima a tracimare ed egli nella sua relazione non può che sconsigliare l’attuazione del canale proposto, in attesa nel naturale svolgersi degli eventi.
La lentezza nell’intervenire, la difficoltà nel reperire gli uomini necessari, le condizioni climatiche avverse di quell’inverno, nondimeno la spesa ingente da sostenersi per l’opera sono tra i motivi che portano a lasciar operare la natura stessa.
Per consentire di raggiungere la villa di Alleghe Dixon richiede al Senato della Repubblica l’autorizzazione a far eseguire quattro barche e una zattera oltre a quella già realizzata per i trasbordi della capienza di quaranta persone.

Ponte Masarè

Il ponte di Masarè all’inizio del ‘900 (foto Avi, raccolta E. Pollazzon)

Il ripristino della viabilità

La realizzazione di una nuova strada, in grado di ridare continuità al trasporto di merci verso il regno d’Austria che confinava allora a monte dell’abitato di Caprile, era di fondamentale importanza. Inoltre era necessario ristabilire un collegamento viario con la villa d’Alleghe e la sinistra orografica del torrente Cordevole.
Vi era poi la rilevante questione della flottazione del legname: infatti il macereto della frana aveva bloccato la via al trasporto delle taie e delle bore dai boschi delle regole di Calloneghe ed Alleghe verso valle.
Pertanto un canale in grado di condurre le acque del cordevole in uscita dal nuovo lago era indispensabile ai fini della flottazione del legnatico e non solo al tanto atteso recupero di parte delle campagne sommerse.
L’ordine da parte del Senato arriva il 16 maggio 1771 e il capitano Moser, che aveva accompagnato Dixon nel suo sopralluogo pochi mesi prima, arriva ad Alleghe il 10 giugno successivo.
I rapporti tra il parroco don Antonio Nicolai e il capitano Moser non devono essere stati dei migliori se egli a distanza di un mese scrive queste parole al podestà di Belluno: “E per conseguenza poco sollievo si otterrà vedendosi imbrogliato non poco [il Moser], in confronto di tant’altri che senza tanto studio di Matematica renderebbero fattibile l’opera oppinione, almeno in qualche parte de vilici Medesimi”.

Masarè dal lago

Masarè all’inizio del ‘900 visto dal lago (foto Avi, raccolta E. Pollazzon)

Il tutto nasceva sicuramente dalla speranza del parroco di recuperare parte delle campagne, mentre il capitano portava a compimento un progetto che mirava alla sola realizzazione di canale per il legnatico che, una volta completato, fu in grado di abbassare il livello delle acque del lago di soli 70 cm. Inoltre con la posa del ponte ove ancora oggi si attraversa il cordevole in località Masarè, si metteva fine ad ogni speranza di proseguire oltre allo scavo di un canale più profondo in grado di ridare al paese parte delle terre sommerse.
Da allora poco è cambiato, certo altri ponti si sono sostituiti a quel primo manufatto e l’erosione del Cordevole e le successive opere di sistemazione delle sponde in uscita dal macereto ne hanno cambiato lievemente l’aspetto in tempi recenti, ma da allora quella diga naturale ha per sempre racchiuso lo specchio d’acqua ove ancor oggi si riflette maestosa l’immagine del Monte Civetta.