4. I paesi scomparsi e gli sfollati

L’economia del ferro

La frana del monte Piz sconvolse la vita delle regole di Alleghe e delle Calloneghe, distruggendo direttamente i villaggi di Riete, Fusine e Marin e provocando indirettamente l’allagamento di altri cinque abitati: Peron, Soracordevole, Costa, Sommariva e Torre.
La vallata, certamente florida durante gli anni d’oro delle Serenissima si stava ormai dirigendo verso un lento declino nella seconda metà del XVIII secolo, quando franò la montagna.
L’economia era basata sulla metallurgia, l’intero ciclo produttivo si distribuiva lungo il corso del torrente Cordevole. Partendo dalle miniere del Fursil presso Colle Santa Lucia il minerale ferroso veniva trasportato a Caprile dove avevano sede i forni fusori per la sua trasformazione in verghe pronte per la successiva trasformazione. I maestri di Alleghe lavoravano poi il metallo per produrre lame utili all’industria bellica.
In particolare si trattava di spade, lance, alabarde e pugnali; ma anche di tutta una serie di manufatti accessori quali rasoi, forbici, posateria e attrezzi da lavoro.
Le armi locali dovevano essere tra le migliori d’Europa, sia per il metallo in quanto il ferro del Fursil aveva fama di non arrugginire, sia per la particolare tempra data da questi artigiani alle lame che contribuirono tra l’altro alla vittoria della Battaglia di Lepanto del 1571.
I villaggi di Fusine e di Marin erano prescelti per la loro posizione in riva al torrente Zunaia, il cui flusso meno discontinuo del Cordevole durante l’arco dell’anno consentiva di azionare le ruote idrauliche dei magli e dei mantici di officina.
Già la piena del Cordevole del 1748 aveva distrutto la maggior parte dei forni fusori di Caprile, ma sicuramente fu la frana del Piz nel 1771 a determinare la fine di quest’industria locale, che lentamente assunse un carattere maggiormente artigianale.

Costa e Soracordevole

I ruderi di Costa e Soracordevole emersi nel 1940

 

I villaggi

Molto diversa da oggi doveva apparire la valle nei pressi del monte Civetta.
I boschi erano pochi e relegati ai pendii maggiormente scoscesi, il resto del territorio era adibito alla coltivazione, allo sfalcio e al pascolo.
Il profilo del torrente cordevole saliva costante da Avoscan sino a Caprile e ai piedi del colle di Alleghe dove ancor oggi sorge la chiesa avremmo visto le campagne coltivate ad orzo, patate e frumento scendere sino all’acqua.
Su questo versante esposto a sud, sicuramente l’occhio era attirato dalla torre difensiva con attorno il villaggio omonimo composto di una decina di fabbricati.
Più a valle il palazzo dei Sommariva attorniato da una ventina tra case e fienili, un mulino e una fucina, l’unica immagine tramandataci di questi luoghi l’abbiamo ai piedi del gonfalone dei Battuti conservato nella chiesa di Alleghe.
Ancora più a sud Marin e Fusina contraddistinte dalle ruote idrauliche in legno delle fucine.
A metà versante del Piz vi era tra i macereti di antiche frane il villaggio di Riete, il primo ad essere stato travolto dalla massa di roccia.
Mentre più a nord, sotto la villa di Saviner si trovavano gli abitati di Peron, Costa e Sopracordevole ultimi ad essere allagati dall’innalzamento delle acque.
Anche il patrimonio costruito deve essere stato molto diverso da quell’architettura montana ottocentesca arrivata a noi.
Sicuramente gli edifici di abitazione erano spesso in struttura in legno a block-bau, così come i fienili che ben conosciamo; di questo ci danno riscontro gli stessi memoriali dei beni dei superstiti ove è ben precisato ove la casa di abitazione era costruita di muro.
Il rifabbrico cancellerà queste abitazioni lignee arcaiche che oggi troviamo sporadiche solo in alcuni luoghi della provincia.
Altro particolare degno di nota è la probabile commistione allora tra “mason” cioè stalla-fienile e la casa di abitazione; dove spesso i locali si compenetravano e l’organizzazione era meno rigida di come la viviamo oggi.

 

Costa

Resti del villaggio di Costa emersi nel 1940 (archivio parrocchiale)

 

Gli sfollati e i danneggiati

Le magistrature veneziane realizzavano liste dei superstiti e danneggiati che chiamavano “Piani”.
Due Piani vennero redatti a seguito della frana del Monte Piz.
Il primo, recante la data del 18 marzo 1771, recensisce i beni andati persi dalle famiglie e si suddivide in due parti.
La prima riporta i beni dei superstiti dei villaggi di Riete, Marin e Fusina che furono direttamente travolti dalla frana, perché assenti al momento della tragedia.
La seconda parte riporta i beni di quelle famiglie che perdettero tutto a causa dell’innalzamento delle acque: si tratta degli abitanti di Peron, Costa, Sopracordevole, Sommariva e Torre.
In totale il numero dei profughi causati dalla frana è di 219 persone che perdettero beni per la stima di 85500,10 lire venete.
Il secondo Piano presenta la distinta delle famiglie che perdettero beni a seguito dell’innalzamento delle acque, ma che vivevano in villaggi non interessati dagli avvenimenti. La maggior parte di essi erano abitanti del Pian d’Alleghe, che era la parte più antica dell’omonimo villaggio, ma vi erano poi abitanti delle ville di Saviner e di Rudatos.
A seguito dei piani arrivarono ad Alleghe il giorno 8 aprile i ducati stanziati dalla Serenissima in aiuto ai profughi, nel numero di due a testa.
Per dare sistemazione a queste persone si pensò inizialmente di alloggiarli nella certosa di Vedana, in quanto si era calcolato che per la ricostruzione sarebbero stati necessari 4800 ducati: cioè 80 ducati ad abitazione, costo del solo lavoro al netto dei materiali da costruzione.
Visto poi che la Certosa non aveva spazi adeguati ad ospitare sessanta famiglie, e che i lavori di adeguamento della stessa ne avrebbero minato l’unità architettonica ed il pregio ed il ripristino dei luoghi sarebbe costato ben oltre quanto previsto per la ricostruzione, si diede il via alla stessa.
Il giorno 8 di giugno il supremo organo della Repubblica ordina la ricostruzione delle case andate perdute con lo stanziamento di 4000 ducati, elargizione che tiene conto della sotto-stima fatta dai revisori di cinquanta case perdute nella disgrazia.
Questo insieme all’esenzione fiscale delle regole di Calloneghe e di Alleghe diede a quelle genti la possibilità di risollevarsi dall’indigenza in cui versavano.

Posizione villaggi

Ubicazione dei villaggi prima della frana