1. Alleghe: dalle origini al lago

Origini del territorio
Frecce e punte di lance scoperte nella zona di Malga Pioda e nei pressi della forcella di Alleghe a quota 1805 m. slm testimoniano la presenza dell’uomo sul territorio a partire dal Mesolitico (6000-4500 a.C.).
Questa regione era frequentata stagionalmente durante le battute di caccia dagli abitanti del vallone bellunese, lo testimoniano i ritrovamenti di reperti sul Passo Sella, ma in modo particolare il ritrovamento avvenuto nel 1985 di una sepoltura mesolitica nel vicino comune di Selva di Cadore.
Si tratta del cosiddetto uomo di Mondeval, la cui tomba è stata rinvenuta da Vittorino Cazzetta sotto un masso erratico di dolomia a quota 2150 m. slm.
Del periodo romano non abbiamo testimonianza di insediamenti stabili nel territorio di Alleghe, così come in tutto l’alto agordino, anche se non si può escludere la presenza di piccole fortificazioni o postazioni di guardia, soprattutto collegate alla scoperta avvenuta agli inizi degli anni trenta da parte dell’alpinista Domenico Rudatis di tre iscrizioni confinarie romane.
Esse segnavano una linea retta di confine tra i Belunati e gli Iulienses, realizzate probabilmente nel 54 d.C. Anno in cui Zuglio Carnico passava da municipio a colonia. Una delle iscrizioni recita FN BEL-IUL (confini tra il territorio di Belluno e quello cadorino di Iulium Carnicum).
Non sappiamo molto del periodo barbarico, ad eccezione della possibile derivazione di alcuni toponimi del periodo come “La Sala” che in longobardo significava cohors, poi curtis o centro della villa. Di certo gli agordini conservarono leggi usi e costumi longobardi sin dopo il 1100, definendoli usum nostrum agordinorum.
Dell’alto medioevo ci testimonia lo storico Giorgio Piloni in un proprio manoscritto, dove racconta dell’ordine dato nel 950 dal vescovo Abdonio (Aimone secondo il Tamis) di sottomissione di tutti gli abitanti dell’agordino, Alleghe compresa alla chiesa dei Santi Simone e Giuda.
Mentre il primo documento scritto dove troviamo il nome di Alleghe è una bolla del 1185 di mano del Pontefice Lucio III, nella quale viene tra l’altro citata la “Capellam de Alegue”.
La comunità doveva aver raggiunto nel XII sec. una certa consistenza per giustificare la presenza in loco di un’oratorio.
All’interno del territorio di Sopra Chiusa, Alleghe tra il XII e il XIV secolo fu sede di una Signoria che esercitò la sua influenza per un determinato periodo sino sulle miniere dello zoldano.

Tap de le parole

Località “La Zolera” iscrizione confinaria (foto Emilio Pollazzon)

Agli inizi del 1300 i Sommariva, antichi signori del luogo, possedevano nell’omonimo villaggio ora sommerso dal lago un palazzo, come testimoniano i resoconti dei beni sommersi, e un castello o torre fortificata posta in un secondo abitato posto a monte del primo e che da essa prendeva il suo nome cioè Torre.
Secondo Giorgio Piloni la stessa sarebbe stata costruita durante le invasioni barbariche, ma non esistono altri riscontri.
Nel 1321 Bittino e Pietro Sommariva, trasferitesi a Belluno vendettero alla città, per la somma di lire 4580 i loro possedimenti di Alleghe.
L’anno seguente Bittino si alleò con Guadagnino da Avoscano e per mezzo dell’aiuto di Cangrande della Scala si riprese la fortezza, perdendola immediatamente dopo aver subito l’esilio dalla città.
Da questo momento Alleghe, così come tutto l’agordino, rimasero sotto l’egemonia degli Avoscano almeno sino al 10 agosto 1350 quando Carlo IV di Boemia espugnò il castello di Andraz dove la famiglia aveva stabilito la propria residenza.
La ricchezza del territorio risiedeva allora nell’esistenza di piccole cave di ferro e piombo che veniva lavorato in sito insieme al ferro che giungeva dalle vicine miniere del Fursil. Non a caso il toponimo Fusina di una delle ville sepolte dalla frana richiama alla lavorazione dei metalli.
Alleghe diventerà poi famosa per la produzione di lame e spade, particolarmente ricercate per la loro tempra.
Il territorio passò di mano da Carlo IV a Ludovico d’Ungheria nel 1360 per finire a Francesco da Carrara signore di Padova ed infine nel 1388 a Galeazzo Visconti.
Furono proprio le lotte accese tra i guelfi dei carraresi e i signori di Milano a portare alla distruzione nel 1391 della Rocca di Pietore dove queste forze ostili si erano asserragliate.

Gonfalone dei Battuti

Gonfalone della Scuola dei Battuti di Alleghe (sec. XVI?)

Alleghe comincerà a metà del XV secolo con il completamento dell’ordinamento della Magnifica Comunità Agordina a fare parte della Repubblica di Venezia.
L’organizzazione giuridica si basava sull’istituzione della Comunità di Agordo o Consiglio Agordino, il cui territorio si divideva in Sopra Chiusa e Sotto Chiusa.
Qui il consiglio della comunità rappresentava il popolo agordino ed era retto da un Capitano inviato inizialmente dal Vescovo e successivamente nominato dal Podestà della città di Belluno.
Il Capitano, la cui carica durava un anno, aveva il potere di giudicare i crimini e commisurare le ammende.
Per rappresentare le varie regole e tutelarne gli interessi nacque nel 1385 il Sindacato Generale del Capitano, composto di sessantun membri.
Dal 1414 al 1420 ai veneziani si sostituì la dominazione Boemo-Ungherese, ad opera dell’esercito di Rè Sigismondo di Boemia che oltrepassata l’Austria scese in Italia contro la Repubblica.
Soltanto altre due interruzioni avvennero durante la guerra di Cambrais al dominio Marciano: l’occupazione di Belluno ad opera di Massimiliano d’Austria nel 1509 e l’occupazione l’anno successivo da parte del tirolese Leonardo Velz dell’agordino, dedito ad angherie e saccheggi.
Dal 1510 il territorio tornerà sotto il dominio della Serenissima sino alla sua caduta nel 1797.

Particolare gonfaloneParticolare del Gonfalone dei Battuti dove si vedono i villaggi di Torre e Somariva

11 gennaio 1771
Resoconto dei deputati della regole di Alleghe e Calloneghe al Podestà di Belluno:
“Li 11 dell’andante gennaro alle ore 8 della notte scopiò l’alto monte Piz posto nel regolato di Calloneghe dirimpetto qui ad Alleghe, e precipitò dalla sommità al basso della valle, per dove scorreva il fiume Cordevole […] con tanta moltitudine de sassi, macigni, e rovine, che riempito il canale lungi un miglia, e mezo un alto monte formò di rovine nel mezzo alli due altissimi Monti […] Per verificazione del lacrimevole eccidio servirà la particolarizata significazione di ciò, che è più funesto; la precipitosa rovina del monte spianò, e seppellì tre ville, Riete cioè posta a metà del monte che scopiò, Marin, e Fusine poste al basso della valle […]
Ne qui si pone fine a ciò, che di particolare si può accennare di lugubre. Rinchiuso il corso del fiume Cordevole, viene per conseguenza a formarsi un lago, che di giorno in giorno si va alzando[…]”.